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VIA SAN CRISTOFERO

Via San Cristoforo. Il tratto che cadeva sotto i miei occhi, si svegliava di buon mattino. E si svegliava con tanta musica: “Vola, colomba bianca vola…, Binario, triste e solitario… Aveva un bavero color zafferano…”

La radio monumentale con annessi piccolo bar e giradischi era diventata accessibile a tutti, anche se pagata a rate, e tutti volevano far sapere a tutti di possederla, gareggiando nell’altezza dei toni.

Le case a pianterreno sembravano

IL SENSALE

Una enorme collina dorata mi aspettava… io, correndo, mi ci tuffavo dentro facendola sgretolare. Non è un sogno, ma il gioco di un bimba che contravvenendo ai mille divieti materni, si beava con un enorme mucchio di grano, depositato in magazzino, dopo la raccolta.

Mio padre, costretto ad ammucchiare i chicchi, mi rimproverava dolcemente, comprendendo la gioia che mi dava quel tuffo. “Meno male che fra qualche giorno viene il sensale”, mormorava fra sé e sé.

Quando arrivava il gran giorno della

RICORDI D’INFANZIA

IL SACRO CUORE
Non so cosa ospiti oggi quel luogo che un tempo era l’istituto Sacro Cuore. Quando vi entrai per la prima volta, nei primi anni ’50, all’età di circa tre anni, era abitato dalle suore canossiane che, fra le altre cose, gestivano un asilo.
Mi ritrovai “consegnata” a madre Adele e madre Graziella. Un pianto inconsolabile accompagnò il distacco da mia madre che pensava di offrirmi il meglio per la mia educazione. La gentilezza di madre Adele faceva a pugni con la durezza di madre Graziella che, di tanto in tanto, mi prometteva di tagliarmi la lingua per

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