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Vincenzo il fontaniere: IL VELENO PER I TOPI

Giuseppe Di Fonte, commerciante di Valguarnera, passava il periodo estivo nella sua casa di campagna, in contrada Mandrascate. Quella volta, prima di traferirsi per la stagione estiva, si accorse che stranamente, nella sua residenza di villeggiatura, si vedevano topi dappertutto. Certamente non poteva portare la famiglia in campagna in quelle condizioni. Si sa. le donne in particolar modo, sono terrorizzate dalla

IL MESSICANO

Don Calogero, di mestiere messo comunale, era fiero dell’orticello che aveva creato nel suo appezzamento di terreno in contrada Mandrascate. Durante l’estate riusciva a produrre pomodori, melenzane e peperoni per la famiglia. Tutta roba di grande qualità perché l’acqua che usava era potabile e, quindi, niente prodotti che potessero nuocere alla salute.
Nel terrazzo della sua abitazione di Valguarnera aveva installato un cannocchiale potentissimo per

Vincenzo il fontaniere. I CIOCCOLATINI PURGATIVI

Tutti sanno che nelle farmacie sono in vendita dei finti cioccolatini che si danno ai bambini per purgarli. Vincenzo il fontaniere quando venne a sapere della loro esistenza ne inventò una delle sue. Al Circolo Operai di Valguarnera, la sera si giocava a carte. Un gruppo di cinque amici, ogni sera si riuniva per

LA BOTTIGLIA DI VINO

L’archivio del Comune di Valguarnera era collocato a piano terra del Palazzo di città, proprio dietro l’Ufficio Anagrafe, lì dove lavorava Zio Ciccio, uomo di grande esperienza anche per la sua anzianità di servizio e grande conoscitore dell’animo umano. Ogni tanto, gli impiegati comunali che prestavano servizio in quell’Ufficio, usavano organizzare

Vincenzo il fontaniere: IL PERGOLATO

Contrada Mandrascate si trova a pochi minuti di macchina dal centro abitato di Valguarnera, anche se i proprietari di tutta la zona sono cittadini valguarneresi, la contrada fa parte del territorio di Enna. Se dalla periferia di Valguarnera (grotte di Baldassare) si guarda verso

Vincenzo il fontaniere: I DUE OMBRELLI

Quel giorno di gennaio, subito dopo le feste natalizie e il Capodanno, pioveva e quella pioggia era proprio ciò che serviva all’agricoltura: nè forte nè piano, in modo che i terreni seminati a grano l’assorbissero tutta. Si discuteva di questo all’interno del Circolo Operai San Giuseppe .

- Acussì i vddàn su cuntènt;

- Ma qual. Ora s lamèntan p’rchì chiov

- Iòcan e cart ne massara e senza travaghiar spèttan r rcoghjr u frumjnt.

Tra gli artigiani e gli agricoltori c’era, come si vede, grande solidarietà.

Mentre la discussione continuava sullo stesso argomento, altri soci, avendo finito di pranzare (era domenica), arrivavano al Circolo con l’ombrello. Mammano entrò, chiuse l’ombrello nuovo di zecca e invece di

Vincenzo il fontaniere: I CONIGLI INCUSTODITI

Il Fontaniere Capo (Vincenzo) del Comune e gli aiutanti fontanieri, all’epoca, erano tutti cacciatori di conigli. In paese i cacciatori erano così numerosi che si aprì un circolo dove la sera si incontravano e c’era la gara a chi la sparava più grossa. Un nostro compaesano, che insegnava a Roma, quando si apriva la caccia tornava a Valguarnera per cacciare. Lui non frequentava il circolo, però era solito

Vincenzo Il fontaniere: LA FIAT 127 TRUCCATA

Quando Vincenzo il fontaniere e Svampa Lavùr andavano a caccia insieme, partivano dal paese la mattina mentre era ancora buio.

Vincenzo si sedeva dietro assieme al cane, il suo compagno alla guida, mentre nel sedile di davanti mettevano la gabbia con il furetto. Svampa Lavùr, visto che la macchina era sua, voleva decidere da solo il posto dove andare a cacciare. Questa cosa a Vincenzo non sempre andava bene e spesso

Vincenzo il fontaniere: I MARENGHI D’ORO

A Vincenzo il fontaniere piaceva andare a caccia di conigli selvatici in compagnia di un suo grande amico, anche lui grande appassionato cacciatore. Era un tipo molto simpatico ma un po’ nervoso e, come si dice dalle nostre parti, “svampa lavùr”. Per questo suo carattere si prestava perfettamente agli scherzi del fontaniere. Così, dopo ogni

Vincenzo il fontaniere: PUPA

Tesserino Pupa

Chi era Pupa? Pupa era un cane, anzi una cagnolina che passava tutto il giorno, dalle 7 di mattina fino alle 13, con Vincenzo il fontaniere. Sì, proprio così perché a ora di pranzo rientrava a casa dai suoi padroni. E’ stato sicuramente un caso raro.

Pupa lasciava la casa dei suoi padroni alle 7 e se ne andava davanti la porta di

Vincenzo il fontaniere: IL BUSTO DI MARMO

Il Comune di Valguarnera, negli anni 1980, autogestiva il servizio idrico ed aveva in pianta organica un fontaniere capo che disponeva di tre aiutanti. Uno di questi ultimi aveva la cattiva abitudine di

Vincenzo il fontaniere: LA MOTO

Negli anni ‘50 erano in pochi a Valguarnera a possedere una moto. Un giorno, il padre comprò una Bianchi 250 al figlio Vincenzo. Un motore bello grosso e in ottime condizioni benché di seconda mano. Il giovane Vincenzo era contento di quel regalo. In quel periodo, lavorando da idraulico, incominciava a guadagnare dei bei soldini e si poteva permettere il lusso di comprare la benzina per andare fuori paese con qualche amico a divertirsi. Però aveva promesso a

Vincenzo il fontaniere: IL PUPAZZO

Lui è stato sempre così, sin da quando era ragazzo, anzi sin da quando era bambino: ROMPISCATOLE. Ha passato il suo tempo libero a studiare come organizzare scherzi, a volte simpatici a volte un po’ pesanti, ma sempre originali e imprevedibili. Tanto imprevedibili che tutti finiscono per cascarci. Sono decenni che quasi giornalmente, Vincenzo ne combina qualcuna delle sue.

Da ragazzo, suo papà lo controllava, come era suo dovere, e pretendeva che la sera, il figlio rientrasse presto a casa per evitare che stesse in giro la notte. Stiamo parlando degli anni

Le storie di zio Totò Pernice: IL FALSO AVVISO DI PAGAMENTO

Il Circolo Operai San Giuseppe per potere esistere doveva sostenere delle spese: l’affitto dei locali, lo stipendio dell’usciere-puliziere e tutte le altre spese quali luce e arredamento. Pertanto i soci dovevano pagare una quota mensile. Lo Statuto del Circolo prevedeva che

LE STORIE DI ZIO TOTO’ PERNICE

Premessa dell’autore

 

Senza volermi atteggiare a scrittore, le cose che desidero raccontare le voglio dedicare ad un grande amico mio e di mio padre. Ho conosciuto zio Totò Pernice fin dall’infanzia, e le storie che vi invito a leggere

Le storie di zio Totò Pernice - IL PORTAMONETE A MOLLA

Zio Totò detto il Pernice possedeva un portamonete a molla, grande dieci centimetri per lato, nel quale conservava le monete e qualche banconota.

Il solito Vincenzo il fontaniere, un giorno riuscì a fargli sfilare di tasca, da un certo Peppino Romano, amico fidato del Pernice, il portamonete, nei locali del Circolo Operai San Giuseppe.

Vincenzo, come al solito, invitò zio Totò a fare

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